Comunicare con figli adolescenti
L'adolescenza è quell'età della vita nella quale si sviluppano alcune delle competenze indispensabili per iniziare ad assumersi le responsabilità di base per la futura età adulta.
“Adolescere”, infatti, significa proprio “crescere”.
Senza dubbio è un periodo contraddistinto da cambiamenti, trasformazioni, instabilità e irrequietezza. Il ragazzo sente dentro di sé una spinta incontrollata verso l'indipendenza, tuttavia, allo stesso tempo, necessita ancora di una base affettiva sicura familiare che lo faccia sentire amato e accettato, questo anche quando sembra che detesti i genitori e preferisca farne a meno.
Troppo spesso capita che i genitori cerchino di trasmettere ai figli le proprie idee, frutto di anni di esperienze personali, senza essere disposti ad ascoltare le loro ragioni. È bene sapere che non sempre le soluzioni che hanno funzionato in passato sono le migliori nel presente; gli adolescenti hanno una propria storia, sono persone diverse da noi e devono avere la possibilità di sperimentare le conseguenze delle proprie azioni per crescere e diventare autonomi e responsabili.
Cercare un dialogo con i figli, spesso non è cosa facile, perché ci si può imbattere in chiusure comunicative ermetiche che non ci lasciano spazio, spesso contraddistinte da cambiamenti radicali nei ragazzi e nel loro modo di comportarsi.
Le frasi che ascolto più frequentemente, in studio da parte dei genitori sono:
"Non lo riconosco più! Ma dove è finito il mio bambino?"
"Oramai non posso più dirgli nulla, qualsiasi cosa è motivo di scontro e chiusura".
"È sempre sul telefono, per cenare dobbiamo chiamarlo infinite volte e alla fine neanche si siede a tavola con noi".
Quando si comunica con figli adolescenti, che fare?
Dalle frasi appena citate si evince che il genitore vive un forte senso di perdita.
Perdita di autorevolezza, di credibilità, di relazione e dialogo che invece aveva con il figlio nel periodo infantile. Questo porta i genitori ad affondare in un profondo stato d'insicurezza che destabilizza e disorienta su come comportarsi e cosa dire ai ragazzi. Dubbi e perplessità prendono il sopravvento e s'inizia a mettere in discussione qualsiasi tentativo d'interazione, la paura di sbagliare in modo irreparabile diventa motivo di profonda ansia.
importante mostrarsi disponibili al dialogo, che non significa esigerlo!
Essere accoglienti significa ascoltare in modo silente, senza pregiudizio, senza interrompere, senza valutare e giudicare.
Quando ci rivolgiamo ai nostri figli cerchiamo di utilizzare un tono calmo e sereno, senza prediche. Meglio utilizzare la tecnica comunicativa di formulare domande per comprendere meglio o per avere la conferma di aver capito bene, evitando giudizi. Ormai è chiaro che sono da evitare confronti tra la nostra generazione e la loro, i tempi sono cambiati e risulteremmo desueti ai loro occhi. La pazienza è la virtù dei forti e con gli adolescenti ce ne vuole tanta, tanta, tanta.
I monologhi lunghi e noiosi non vengono ascoltati, quindi abbandoniamo la cattiva abitudine di utilizzarli, molto meglio cercare di mettersi nei loro panni e con empatia sforzarsi di comprendere il loro punto di vista: comprendi anche se non condividi deve diventare il nostro “mantra”!
Ricorda questi punti:
Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee, perché essi hanno le loro proprie idee.
Puoi cercare di somigliare a loro, ma non volere che essi somiglino a te.
Tu sei l'arco che lancia i figli verso il domani.
Negli incontri di Pedagogia Clinica si può ottenere un supporto ed una valida guida per sostenere momenti di conflittualità e crisi trasformandoli in una sana e costruttiva gestione della relazione genitori - figli in fase di cambiamento.